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Ovidio


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autore
brano
 
Tacito
Annali II, 17
 
originale
 
[17] Visis Cheruscorum catervis, quae per ferociam proruperant, validissimos equitum ineurrere latus, Stertinium cum ceteris turmis circumgredi tergaque invadere iubet, ipse in tempore adfuturus. interea pulcherrimum augurium, octo aquilae petere silvas et intrare visae imperatorem advertere. exclamat irent, sequerentur Romanas avis, propria legionum numina. simul pedestris acies infertur et praemissus eques postremos ac latera impulit. mirumque dictu, duo hostium agmina diversa fuga, qui silvam tenuerant, in aperta, qui campis adstiterant, in silvam ruebant. medii inter hos Cherusci collibus detrudebantur, inter quos insignis Arminius manu voce vulnere sustentabat pugnam. incubueratque sagittariis, illa rupturus, ni Raetorum Vindelicorumque et Gallicae cohortes signa obiecissent. nisu tamen corporis et impetu equi pervasit, oblitus faciem suo curore ne nosceretur. quidam adgnitum a Chaucis inter auxilia Romana agentibus emissumque tradiderunt. virtus seu fraus eadem Inguiomero effugium dedit: ceteri passim trucidati. et plerosque tranare Visurgim conantis iniecta tela aut vis fluminis, postremo moles ruentium et incidentes ripae operuere. quidam turpi fuga in summa arborum nisi ramisque se occultantes admotis sagittariis per ludibrium figebantur, alios prorutae arbores adflixere.
 
traduzione
 
17. Viste le orde dei Cherusci precipitarsi gi? con furia selvaggia, Germanico d? ordine ai migliori cavalieri di caricare i nemici sul fianco e a Stertinio, cogli altri squadroni, di aggirarli e attaccarli alle spalle: lui sarebbe intervenuto al momento migliore. Frattanto - presagio bellissimo - otto aquile attrassero l'attenzione del comandante: le vide volare verso la foresta e poi entrarvi. Grida ai suoi di andare avanti, di seguire gli uccelli di Roma, divinit? protettrici delle legioni! E subito avanzano i fanti schierati, mentre i cavalieri, gi? lanciati all'attacco, investono le spalle e i fianchi nemici. Allora, cosa strabiliante, due squadroni nemici fuggono in senso opposto: quelli disposti nella foresta si lanciano allo scoperto e quelli schierati in campo aperto nella foresta: nel mezzo i Cherusci, ributtati gi? dai colli. Tra questi, ben visibile, Arminio, coi gesti, con le grida e mostrando la ferita, cercava di rianimare il combattimento. S'era lanciato sugli arcieri, che stava per sfondare, se non l'avessero fronteggiato i reparti dei Reti e dei Vindelici e le coorti dei Galli. Tuttavia grazie alla prestanza fisica e all'impeto del cavallo riusc? a passare, imbrattandosi il volto col proprio sangue, per non essere riconosciuto. Sostengono alcuni che i Cauci, impegnati tra gli ausiliari romani, pur avendolo riconosciuto, l'abbiano lasciato fuggire. Il valore o un analogo inganno consentirono a Inguiomero la fuga. Gli altri, su tutto il campo, furono trucidati. Molti, nel tentativo di passare a nuoto il Visurgi, s'inabissarono sotto il lancio dei dardi o per la violenza della corrente, oppure ancora nella calca degli uomini in fuga e sotto il franare delle sponde del fiume. Alcuni, arrampicatisi in turpe fuga sulle cime degli alberi e nascosti fra i rami, divennero, tra lo scherno, il bersaglio di arcieri richiamati a tale scopo; per gli altri fu la fine nello schianto degli alberi abbattuti.
 

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