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autore
brano
 
Tacito
Annali II, 41
 
originale
 
[41] Fine anni arcus propter aedem Saturni ob recepta signa cum Varo amissa ductu Germanici, auspiciis Tiberii, et aedes Fortis Fortunae Tiberim iuxta in hortis, quos Caesar dictator populo Romano legaverat, sacrarium genti Iuliae effigiesque divo Augusto apud Bovillas dicantur. C. Caelio L. Pomponio consulibus Germanicus Caesar a. d. VII. Kal. Iunias triumphavit de Cheruscis Chattisque et Angrivariis quaeque aliae nationes usque ad Albim colunt. vecta spolia, captivi, simulacra montium, fluminum, proeliorum; bellumque, quia conficere prohibitus erat, pro confecto accipiebatur. augebat intuentium visus eximia ipsius species currusque quinque liberis onustus. sed suberat occulta formido, reputantibus haud prosperum in Druso patre eius favorem vulgi, avunculum eiusdem Marcellum flagrantibus plebis studiis intra inventam ereptum, brevis et infaustos populi Romani amores.
 
traduzione
 
41. Sul finire dell'anno fu innalzato un arco presso il tempio di Saturno a ricordo del ricupero, sotto la guida di Germanico e con gli auspici di Tiberio, delle aquile perse da Varo; e si consacrarono un tempio alla Fortuna Felice vicino al Tevere nei giardini lasciati dal dittatore Cesare al popolo romano, un sacrario alla gente Giulia e una statua al divo Augusto presso Boville. [17 d.C.]. Nell'anno del consolato di Gaio Celio e Lucio Pomponio, il ventisei di maggio, Germanico Cesare celebr? il trionfo su Cherusci, Catti e Angrivari e su altri popoli fino all'Elba. Carri portavano spoglie, prigionieri, tavole raffiguranti monti, fiumi, battaglie; e cos? quella guerra, che si era impedito di concludere, veniva data per conclusa. L'ammirazione degli spettatori era accresciuta dalla straordinaria figura del trionfatore e dal cocchio trionfale, carico dei suoi cinque figli. Serpeggiava peraltro una dissimulata paura in chi pensava che non ben augurante era stato il favore della folla verso suo padre Druso, che lo zio Marcello era stato rapito nel pieno degli anni all'entusiastico favore popolare e che brevi e infausti erano gli amori del popolo romano.
 

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