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Ovidio


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brano
 
Livio
Ab urbe condita IV, 44
 
originale
 
[44] Tribunicia primum comitia sunt habita. Creati tribuni consulari potestate omnes patricii, L. Quinctius Cincinnatus tertium L. Furius Medullinus iterum M. Manlius A. Sempronius Atratinus. Hoc tribuno comitia quaestorum habente, petentibusque inter aliquot plebeios filio A. Antisti tribuni plebis et fratre alterius tribuni plebis Sex. Pompili, nec potestas nec suffragatio horum valuit quin quorum patres auosque consules viderant eos nobilitate praeferrent. Furere omnes tribuni plebi, ante omnes Pompilius Antistiusque, repulsa suorum accensi. Quidnam id rei esset? Non suis beneficiis, non patrum iniuriis, non denique usurpandi libidine, cum liceat quod ante non licuerit, si non tribunum militarem, ne quaestorem quidem quemquam ex plebe factum. Non valuisse patris pro filio, fratris pro fratre preces, tribunorum plebis, potestatis sacrosanctae, ad auxilium libertatis creatae. Fraudem profecto in re esse, et A. Sempronium comitiis plus artis adhibuisse quam fidei. Eius iniuria queri suos honore deiectos. Itaque cum in ipsum, et innocentia tutum et magistratu, in quo tunc erat, impetus fieri non posset, flexere iras in C. Sempronium, patruelem Atratini, eique ob ignominiam Volsci belli adiutore collega M. Canuleio diem dixere. Subinde ab iisdem tribunis mentio in senatu de agris dividendis inlata est, cui actioni semper acerrime C. Sempronius restiterat, ratis, id quod erat, aut deposita causa leuiorem futurum apud patres reum aut perseuerantem sub iudicii tempus plebem offensurum. Adversae invidiae obici maluit et suae nocere causae quam publicae deesse, stetitque in eadem sententia ne qua largitio, cessura in trium gratiam tribunorum, fieret; nec tum agrum plebi, sed sibi invidiam quaeri; se quoque subiturum eam tempestatem forti animo; nec senatui tanti se ciuem aut quemquam alium debere esse, ut in parcendo uni malum publicum fiat. Nihilo demissiore animo, cum dies venit causa ipse pro se dicta, nequiquam omnia expertis patribus ut mitigarent plebem, quindecim milibus aeris damnatur. Eodem anno Postumia virgo vestalis de incestu causam dixit, crimine innoxia, ab suspicione propter cultum amoeniorem ingeniumque liberius quam virginem decet parum abhorrens. Eam ampliatam, deinde absolutam pro collegii sententia pontifex maximus abstinere iocis colique sancte potius quam scite iussit. Eodem anno a Campanis Cumae, quam Graeci tum urbem tenebant, capiuntur. Insequens annus tribunos militum consulari potestate habuit Agrippam Menenium Lanatum P. Lucretium Tricipitinum Sp. Nautium Rutulum.
 
traduzione
 
44 Si tennero prima i comizi per l'elezione dei tribuni. Furono eletti tribuni con potere consolare Lucio Quinzio Cincinnato, per la terza volta, Lucio Furio Medullino, per la seconda, Marco Manlio e Aulo Sempronio Atratino, tutti patrizi. Quest'ultimo tenne i comizi per le elezioni dei questori. Bench?, tra i non pochi plebei, aspirassero alla carica il figlio del tribuno della plebe Aulo Antistio e il fratello dell'altro tribuno Sesto Pompilio, n? l'autorit? e n? l'appoggio di costoro poterono impedire che la gente desse la sua preferenza, per la loro nobilt?, a uomini i cui padri e i cui antenati aveva visto consoli. Tutti i tribuni erano fuori di s?, e in particolare Pompilio e Antistio, indignati per lo scacco subito dai congiunti. Che cosa significava l'accaduto? Com'era possibile che i servigi da loro prestati, gli abusi compiuti dai patrizi o il piacere di esercitare un diritto che prima non era mai stato concesso, non avessero indotto il popolo a eleggere, se non un tribuno militare, almeno un solo questore plebeo! Non erano dunque servite a nulla le preghiere di un padre per il figlio e di un fratello per il fratello, pur essendo entrambi tribuni della plebe, rivestiti di quel sacrosanto potere creato per la salvaguardia della libert?. In tutta quella faccenda c'erano senz'altro degli imbrogli e Aulo Sempronio nei comizi si era valso pi? dell'astuzia che della lealt?. Sostenevano che i loro congiunti erano stati privati della carica per i raggiri di Sempronio. Siccome non potevano attaccare lui personalmente, protetto com'era dalla sua fama di onest? e dalla magistratura che in quel momento deteneva, rivolsero la loro rabbia contro Gaio Sempronio, cugino di Atratino, e, con l'appoggio del collega Marco Canuleio, lo citarono in giudizio per l'umiliazione subita nella guerra contro i Volsci. In s?guito gli stessi tribuni portarono in senato la questione della distribuzione delle terre, misura alla quale Gaio Sempronio si era sempre opposto con accanimento; pensavano, e a ragione, che Sempronio o avrebbe perso credito presso i patrizi abbandonando la causa, o continuando a sostenerla fino al giorno del processo avrebbe scontentato la plebe. Egli prefer? esporsi all'odio e nuocere alla propria causa piuttosto che all'interesse del paese, e rimase fedele all'opinione che non si dovesse fare alcuna elargizione, perch? ci? avrebbe solo aumentato la popolarit? dei tribuni. Questi ultimi non cercavano di ottenere terra per la plebe, ma risentimento contro la sua persona. Egli avrebbe affrontato anche quella tempesta con animo forte; quanto al senato, non doveva avere, nei confronti suoi o di qualsiasi altro cittadino, tanto riguardo da danneggiare la collettivit? per salvare un solo individuo. Con animo non meno deciso, quando venne il giorno del processo, peror? di persona la propria causa e, nonostante i molti tentativi fatti dai senatori per placare la plebe, Sempronio fu condannato a una multa di 15.000 assi. Quello stesso anno la vergine Vestale Postumia fu processata per amore sacrilego. Pur essendo innocente, attir? su di s? i sospetti della gente per il suo modo di vestire troppo raffinato e per il comportamento pi? libero di quanto convenisse a una vergine. La causa fu prima rinviata, poi la donna fu assolta, ma il pontefice massimo a nome di tutto il collegio le ordin? di astenersi dalle frivolezze e di coltivare pi? la santit? che l'eleganza. Nel corso di quello stesso anno, i Campani conquistarono Cuma, citt? che allora era in mano dei Greci. L'anno successivo ebbe come tribuni militari con potere consolare Agrippa Menenio Lanato, Publio Lucrezio Tricipitino e Spurio Nauzio Rutilio.
 

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