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Cicerone
De Natura Deorum, II, 26
 
originale
 
[26] longa est oratio multaeque rationes, quibus doceri possit omnia, quae terra concipiat, semina quaeque ipsa ex se generata stirpibus infixa contineat ea temperatione caloris et oriri et augescere. Atque aquae etiam admixtum esse calorem primum ipse liquor aquae declarat et fusio, quae neque conglaciaret frigoribus neque nive pruinaque concresceret, nisi eadem se admixto calore liquefacta et dilapsa diffunderet; itaque et aquilonibus reliquisque frigoribus adiectis durescit umor, et idem vicissim mollitur tepefactus et tabescit calore. atque etiam maria agitata ventis ita tepescunt, ut intellegi facile possit in tantis illis umoribus esse inclusum calorem; nec enim ille externus et adventicius habendus est tepor, sed ex intumis maris partibus agitatione excitatus, quod nostris quoque corporibus contingit, cum motu atque exercitatione recalescunt. ipse vero aer, qui natura est maxime frigidus, minime est expers caloris;
 
traduzione
 
26. ? un lungo discorso e molte sono le prove che consentono di dimostrare che tutti i semi che la terra accoglie e tutte le piante che essa genera e tiene fisse al suolo con le radici nascono e crescono grazie a questo calore moderato. La natura fluida dell'acqua e il fenomeno della liquefazione indicano che vi ? del calore misto all'acqua; l'acqua non si congelerebbe per il freddo n? si condenserebbe in neve e brina se poi non passasse allo stato liquido sgelandosi e liquefacendosi per effetto del calore; pertanto l'umidit? si solidifica per effetto degli Aquiloni e degli altri venti freddi e poi, riscaldata, si scioglie e si liquef? per effetto del calore. E anche i mari battuti dai venti si intiepidiscono cos? che ? facile capire che del calore ? contenuto in una cos? grande massa d'acqua; n? bisogna pensare che questo tepore provenga dall'esterno: esso invece risale dalle profondit? del mare per effetto del moto delle acque, come capita anche ai nostri corpi che si riscaldano con il movimento e con l'esercizio;
 

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